I comuni della provincia di Taranto e quelli compresi nella nota e denominata Terra dei Fuochi hanno tante cose in comune. Una madre prima di tutto, cioè la nostra Terra, quella che ci ha alimentato dandoci frutti sin dalla nostra infanzia, questa madre violentata da crimini ambientali che avranno ripercussioni sulla salute e sulle vite degli abitanti di queste terre per decenni. Hanno già pagato le conseguenze in terni di salute gli adulti e ancora per anni pagheranno con la vita i neonati.

Le nostre terre legate anche dall’acciaio. Bagnoli e Taranto, terre che aspettano bonifiche da decenni, anche in questo caso bonifiche ostruite dalle infiltrazioni mafiose. Le terre della campania e di Taranto sono figli gemelli di questa terra violentata. Ci accomuna anche l’acciaio visto che a Taranto abbiamo dovuto sopperire ai cali di produzione per le chiusure di Bagnoli prima e Genova Cornigliano dopo. Arriviamo qui ad Aversa dopo un ottimo risultato ottenuto alle elezioni in fabbrica per eleggere le nuove RSU. Un risultato che ripaga il nostro impegno accanto ai lavoratori in materia di occupazione, ambiente e sanitario.

Dopo miliardi di euro di perdita nonostante i milioni di euro spesi su impianti vetusti oggi tocchiamo il minimo storico della produzione di acciaio. Da tempo stiamo chiedendo alla politica un risarcimento a lavoratori, cioè l’inserimento nello strumento accordo di programma del riconoscimento al lavoro usurante, all’esposizione amianto ed eventuale incentivo all’esodo per evitare ulteriori lavoratori in cassa integrazione così come chiesto dai gestori della fabbrica, richiesta a cui naturalmente ci siamo opposti.

Le province della Campania e del tarantino hanno in comune un terribile inquinante, uno dei più feroci che causa malattie e decessi negli individui di ogni età: la diossina. I roghi tossici e le sinterizzazioni industriali producono diossina ed altri temibili inquinanti classificati cancerogeni dalla letteratura scientifica in materia sanitaria. A Taranto e nella provincia si è fatta mattanza di pecore e capre che brucavano i terreni con un bioaccumulo eccessivo di diossina, questi animali sono stati smaltiti come rifiuti tossici perché nelle loro interiora, nelle parti grasse che sono anche alimenti nelle nostre tavole, la diossina andava ben oltre i limiti di legge, dei regolamenti stabiliti dal Parlamento europeo. E proprio grazie agli studi e alle indagini sanitarie effettuati in forma straordinaria nella terra dei fuochi, a Taranto abbiamo imparato che la diossina può soffermarsi anche nella famiglia delle cucurbitacee: zucche, zucchine, cetrioli, cocomero e melone. Questo anche se la diossina non è idrosolubile, cioè non si scioglie nell’acqua
Hanno avvelenato la nostra terra, la nostra madre ed i frutti che nostra madre ci dava per alimentarci.Non ci rimane che continuare a difendere i nostri territori, l’occupazione, l’ambiente e la salute.

Alessandro D’Amone, coordinamento nazionale USB

 

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